MODA STILE IMPERO

Annunci

ZODIACO: ad ognun* il proprio segno

Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non ha sbirciato frettolosamente tra le pagine di un quotidiano per sapere cosa ci avrebbero riservato gli astri per la nostra giornata! Ebbene si, lo ammetto, a me è capitato spesso, ma scommetto che nessun* di voi ha ricevuto una proposta di lavoro da una nota casa di moda per disegnare segni zodiacali destinati a decorare una linea di costumi da bagno fashion!

Erano gli ani ’90, gli anni delle stravaganze e delle novità in fatto di moda, di musica e di arte, gli anni delle possibilità, delle idee e del coraggio di osare.

Adesso alzi la mano chi avrebbe il coraggio di indossare un bikini con impresso il proprio segno zodiacale su un seno o su una chiappa, senza avere il timore di apparire stravagante o, peggio ancora, a caccia del segno gemello più affine!

Erano gli anni ’90… era assolutamente normale stupire senza dare adito a fraintendimenti, era lecito divertire senza sembrare ridicoli e rischiare di essere “offesi” sui social (termine blando per non dire peggio), era ammirevole distinguersi per non omologarsi alla massa e voler essere originali e creativi.

I SEGNI ZODIACALI CHE HO PROGETTATO A MANO LIBERA, COME SI FACEVA UNA VOLTA, ADESSO POSSO DIVENTARE ORIGINALI TATUAGGI, PER POTER ESSERE ALLA MODA, SEMPRE, SENZA RISCHIARE DI APPARIRE RIDICOLI QUANTO PIUTTOSTO SEGUIRE LA MODA DEL MOMENTO DI DECORARE LA PELLE CON IMMAGINI INDELEBILI…. IO SONO DELLA VERGINE ED HO SCELTO ENTRAMBE LE SOLUZIONI, IL CORAGGIO DELLE IDEE.

Decorativismo giapponese a misura di gatto

La grafica orientale, o meglio, il decorativismo giapponese, ha sempre rappresentato per la mia pittura un’inesauribile fonte di ispirazione creativa; il suo magnetismo stilistico, la fluidità della linea sinuosa e sensuale, hanno esercitato un fascino irresistibile, riuscendo ad ipnotizzare i sensi fino a farli precipitare in un oblio di emozioni infinite.

La magia dell’arte orientale si avvale della linea per definire con un tratto pulito i dettagli più ricchi di decorativismo, per guidare l’occhio lungo un percorso “forzato” lungo il quale nulla è lasciato al caso e tutto si fa eccesso di bellezza.

Osservate con la dovuta attenzione questi gatti: hanno qualcosa di magnetico per il solo fatto di appartenere alla razza felina, ma non solo, la loro forma è graffiante (d’altronde posseggono unghie affilate), il loro sguardo astuto ed ammaliante, la loro indolenza famelica e rilassante, ma hanno qualcosa in più, la linea grafica creatrice appartiene a quello stile orientale inconfondibile capace di renderli sinuosi ed armonici, eleganti anche se pasciuti, estremamente raffigurativi e al contempo astratti.

Solamente un fastidioso insetto, con il suo svolazzare imprevisto, riesce ad interrompere, per un solo istante, la vorticositá grafica della linea e a distogliere l’intraprendente felino dal suo atto creativo; persino la traiettoria del volo traccia sinuosamente una linea fluente

… tutto tace, il silenzio avvolge le forme come per sospenderle in uno spazio vuoto ove ogni elemento decorativo assume sembianze grafiche uniche tornando a ricomporre quella dimensione sorprendente che restituisce unicità alle immagini dei gatti.

Orientar Arte giapponese

Quelle lancette immobili

Bologna 2 agosto 1980 ore 10,25, quelle lancette immobili da 39 anni segnano il tempo della memoria.

Ricordo perfettamente quel giorno, era un sabato caldo ed assolato in Sardegna, una di quelle giornate tranquille che trascorri al mare, divertendoti tra le onde con i fratelli, quando tua madre, finalmente, ti concede di farti il bagno dopo un’abbondante colazione. Avevo 14 anni e un papà a Bologna per lavoro. Ricordo che salimmo accaldati e affamati dalla ripida scalinata che dalla spiaggia di Sa Ferula portava al parcheggio e una volta varcato l’ultimo gradino, ci accolse allarmato e spaventato un anziano castellanese che allora gestiva un piccolo ma caratteristico negozietto di artigianato sardo; lì, adesso, c’è un piccolo e non caratteristico negozio di alimentari. “Signora, non potete immaginare cos’è successo a Bologna!” gesticoló allarmato…. non capimmo ma ci spaventammo. “È scoppiata una bomba in stazione!”… il primo pensiero andò a mio padre, a suo marito, al dipendente Rai che aveva accompagnato la famiglia al mare e che era dovuto tornare all’afa di Bologna, da solo. Percorremmo il tragitto per il paese in metà tempo rispetto al solito, ma forse fu solo una nostra impressione, una suggestione dovuta al non sapere cosa fosse accaduto alla nostra città, d’altronde, non esistevano i cellulari e la distanza spazio-temporale era amplificata e spietata perché ti lasciava sospeso nel dubbio, nella paura, nell’ignoto. Arrivammo sudati e con i costumi ancora bagnati a casa di zia Maria che non sapeva nulla, stava preparando il pranzo e la TV era spenta, era una tranquilla domenica d’estate. L’esuberanza dei ragazzi, si sa, spinge a compiere azioni mosse dall’emotivotà e dalla sfrontatezza: ricordo che aggredimmo la televisione con lo stesso impeto con il quale si affronta una persona che deve darti una cattiva notizia ma non trova il coraggio di farlo; accendemmo, fummo travolti da immagini spaventose, mucchi di macerie, volti terrorizzati e insanguinati, voci disorientate come di cronisti appena svegliati e catapultati in un incubo senza preavviso… dovere di cronaca. Quello schermo era impietoso, rilasciava immagini senza filtri, scene che bambini dell’età dei miei fratelli e un’adolescente in balia delle emozioni e degli ormoni, come me, non avrebbe mai dovuto vedere…. sarebbero state indelebili. Mia madre riuscì, per un istante, a liberarsi dalla morsa crudele della televisione e prese il telefono per cercare di contattare mio padre, ci riuscì, era alla Rai, in via Alessandrini, poco distante dalla stazione, stava bene, spaventato ma al sicuro…. “mamma Rai” lo aveva protetto! A distanza di quasi 40 anni, quel ricordo è ancora vivo nella mia memoria e nel mio cuore e ogni volta riapre una ferita che non si rimarginerà mai, pur non avendo subito perdite, come invece è accaduto ad altri meno fortunati di noi.

Bologna, la mia città, non merita l’oblio di quella “tranquilla” giornata d’estate, la memoria va salvaguardata e custodita perché il neofascismo venga sconfitto e non trovi mai più humus grazie al quale sopravvivere e rafforzarsi.